Castello San Marco Calatabiano


L’edificio è conosciuto come Castello di San Marco anche se ciò che si vede attualmente, che è solo una parte di un più vasto complesso di edifici in gran parte perduti, costruito ex novo alla fine del sec. XVII, non ha nulla a che vedere con un castello medievale di San Marco al quale accennano alcuni storici locali.Neanche la chiesa del complesso può essere identificata con quella medievale, dedicata a San Marco, che doveva esistere nelle vicinanze e che ha dato il nome alla contrada quasi certamente distrutta durante le incursioni dei Turchi nel sec. XVI .
Ignazio Sebastiano Gravina, continuando con più energie quanto era stato intrapreso dal padre, procede nell’opera di riorganizzazione dell’economia del feudo e delle sue infrastrutture.
Ed è nell’ambito di questo programma che nel 1689 intraprende la costruzione di un fondaco e di una nuova residenza nella spiaggia di Calatabiano dove esiste una sorgente d’acqua dalla quale deriva la denominazione data alla contrada “dell’Acquicella”.


Il corpo centrale del complesso, costituito dal fondaco e dalla residenza del feudatario (il cosiddetto “casino grande”) viene completato in poco meno di due anni come testimoniano le apoche rilasciate ai mastri intagliatori Francesco e Filippo Flavetta nel Dicembre 1690, per gli intagli in pietralavica di porte e finestre.
Una dettagliata relazione del Novembre 1693 ci dà un’idea abbastanza completa dei lavori fatti eseguire da Ignazio Sebastiano Gravina fino a quella data, cioè circa un anno prima della sua morte .
In realtà la stessa residenza aveva in quel periodo un aspetto alquanto differente, come ci testimoniano i documenti dell’epoca.
Non esisteva lo scalone esterno a tenaglia addossato al prospetto est delle attuali quattro torrette poste gli angoli della casina, ne esistevano due sole, quelle degli spigoli sud-est e sud-ovest.


Le strutture portanti orizzontali fra il pianterreno ed il primo piano, che adesso sono costituite da volte in muratura, erano originariamente in legno.
Al posto dell’attuale cornicione del prospetto est e delle torrette ornatoda eleganti vasotti e volute, vi era la classica cornice alla cappuccinesca monacale, Il complesso nei fabbricati dello scalo dell’Acquicella non subisce danni rilevanti nel terremoto del 9 e 11 Gennaio 1693 dei quali non si fa cenno nella perizia estimativa del Novembre dello stesso anno. Ai fabbricati esistenti ne vengono invece aggiunti dei nuovi da Ferdinando Francesco Gravina, succeduto al padre nel 1694.
Nel 1697 viene edificata la Chiesa di S. Antonio da Padova ` che ancora esiste a lato della casina, anche se scoperchiata e parzialmente crollata.
Delle aggiunte e degli aggiustamenti fatti eseguire da Ferdinando Francesco Gravina abbiamo una succinta relazione del 1718 dalla quale risulta anche che egli fece aggiungere al “casino grande” altre due torrette garite sul lato nord in aggiunta a quelle già esistenti sul lato opposto.L’elemento formalmente più riIevante del complesso – la residenza feudate con le sue quattro torrette angolari – alla morte di Ferdinando Francesco Gravina nel 1736 doveva avere ancora un aspetto non del tutto soddisfacente se in una relazione di stima di quello stesso anno, relativa alle fabbriche fatte fare dal Principe, i periti dichiarano che le :
” due garite fatte nel casino grande verso la chiesa, e stante essere diminuite, necessitano però d’alzarsi altri palmi duodeci per non rendersi mostruose, e vi necessita diroccarne parte nella somma di onze 20 “.


Sembra che Ignazio Sebastiano III, succeduto a Ferdinando Francesco nel 1737, non abbia fatto eseguire lavori e che sia stato invece Ferdinando Francesco Gravina ed Alliata, investito del Principato di Palagonia e della signoria di Calatabiano nel 1747, a dare l’assetto definitivo alla residenza realizzando Io scalone a tenaglia davanti alla facciata est ed il coronamento con vasotti e volute dello stesso prospetto e delle quattro torrette.
Certamente lo scalone è stato realizzato da tempo quando nel 1774 il feudo di Calatabiano viene concesso in “arrendamento” ad Antonio Abadotto già governatore. Nella concessione, come risulta dalla relativa apoca , sono incluse tutte te residenze del: Principe di Palagonia che, così come gran parte degli altri fabbricati descritti sembrano quasi tutte mancanti da lungo tempo di manutenzione, o addirittura cadenti .
Nel 1856 la residenza, insieme col fondaco, la ferreria ed una vasta tenuta di terre intorno, viene concessa in enfiteusi al barone Pasquale Pennisi . Ai Pennisi si deve la trasformazione dei fabbricati nella situazione in cui li vediamo attualmente. Una data inserita sulla parete nord all’esterno della cantina 3 giugno 1879 indica il completamento dei lavori di ristrulturazione.
Fra gli interventi ottocenteschi più rilevanti va segnalata la costruzione del palmento e della cantina a sud della residenza (nel sito dove si trovava ti fondaco), di numerose case terranee per l’alloggiamento dei braccianti e di un alto muro di recinzione con relativo cancello.
Fra la cantina e la residenza viene realizzato un ampio arco passante che sostiene una terrazza ad uso della residenza padronale.
Le ultimissime vicende del fabbricato riguardano l’utilizzazione di esso e del terreno circostante come sede di un campeggio, destinazione che ha evitato grosse trasformazioni degli antichi fabbricati.